Undici conigli con la macchina fotografica…

Con Antonio iniziamo i racconti sul workshop organizzato il 21 e il 22 gennaio con Leica Akademie Italy.
Buona lettura!

Undici conigli con la macchina fotografica e un dio del vento.
Impressioni del workshop di Eolo Perfido e Leica Akademie da Église a Palermo.
Si comincia sabato mattina, alle 9,30, in un giorno di gennaio. Ci troviamo in undici nella nuova sede allargata di Église, riattata presto presto, in via dei Credenzieri, in un palazzo che avrà quattrocento anni e si sentono le molte anime che hanno vissuto qui.
L’ora è fredda e umida, la luce grigia.
Siamo sperduti.
Come conigli nella brughiera o fotografi di strada alla scoperta del mondo.

Eolo Perfido è un grande fotografo e ha il naso affilato e l’occhio tondo dell’aquila a caccia. Iole ci presenta tutti ma è inutile, non potrò ricordare neanche la metà dei nomi. Spero che ciò non serva a fare buone fotografie.
Si parte con una rapida visione dei capolavori dei grandi, poi cos’è la Street e la tecnica di ripresa. Ma è nulla contro il Vero Problema: sei qui per fotografare il Tuo Prossimo e fare la sua Storia.  É un compito da Titano ma sei solo un piccolo uomo con la tua macchinetta. Chiedi se esista una Street Photography senza l’Uomo. 
Eolo risponde laconico.
No. 
Non c’è una metafora, non c’è una battuta di spirito. 
Solo un no.
E col 28 mm ti devi avvicinare molto, e con le quinte da disegnare nel fotogramma ti devi avvicinare ancora di più. Praticamente devi entrare nella vita della gente, prima ancora di tendere la mano e dire chi sei e che fai. Peggio: devi anticipare di cinque secondi il futuro e scommettere che la storia degli uomini entri nel tuo obiettivo, rubandola.
Come si chiama questa?
Paura, ovvio. I ladri, si sa, hanno paura.
Si narrano le storie di fotografi inseguiti, di botte, di sputi.
Eolo rassicura: avete il Sorriso. Ne parla come fosse un rimedio a tutti i mali, lo Scudo Galattico del coniglio fotografo. Ci provoca: “fate un sorriso, vediamo se siete capaci”.
Mi frizza il cervello.
Ci affidano lo Strumento, la Leica Q, un gioiello di ottica digitale pensato e realizzato per rubare storie dagli occhi della gente. E si esce, soli, nella tarda mattinata assolata, A CACCIA DI UOMINI.
É la mia prima volta. Scruto la scena da cacciatore, annuso lo scoglio del pescatore. Posso fare appostamenti, gironzolamenti, approcci, chiacchiere,  mettere in canna la frase che mette paura, sminuendo col tono la potenza dell’immagine nel mondo dei 2,5 miliardi di profili Facebook: “Scusi, le posso fare una foto?”
Per trentacinque anni impugnare la macchina fotografica ha significato per me “non vedere anima viva”. Da oggi si cambia: protagonista è l’Uomo e il fotografo è il suo sceneggiatore istantaneo.
La scoperta avviene subito, al primo contatto: un migrante che mangia un piatto di pasta,  al centro dell’immensità di una Piazza Magione deserta, risponde a sorriso e saluto, mi offre la pasta e si fa fotografare in posa, spiegandomi che parla solo francese.
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Oddio! Che ho fatto? Che è successo? Si è squarciato il velo: ci sono! ci sono!
Sorrido e mi allontano rendendo grazie al dio dal naso affilato, Eolo Perfido, perchè la creatività è dall’altra parte del vento.
Parole e fotografie di Antonio Massara
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Qui lo potete leggere, scoprire, osservare, seguire:
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